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PARI OPPORTUNITA'.
Condivisione, impegno, comunità.
Parole nuove per una nuova rappresentanza di genere

PREMESSA
Il Festival / "Al femminile" è stato ideato e pensato per dare corso ed attuazione alla recente "Proposta di direttiva del Consiglio (europeo) recante applicazione del principio di parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla religione o le convinzioni personali, la disabilità, l'età o l'orientamento sessuale" – proposta fatta propria dal Comitato delle Regioni, che nelle "raccomandazioni politiche" - al punto 6. - "sottolinea che le campagne di sensibilizzazione e l'istruzione, e in particolare l'educazione alla diversità, costituiscono delle importanti misure strategiche che migliorano le relazioni sociali e rafforzano la coesione sociale".
L'articolazione del Festival – nelle 4 sezioni:

  1. La lezione delle pensatrici: Hanna Arendt, Simone Weil, Maria Zambrano;
  2. Partecipazione / Diritto, politica, lavoro;
  3. Una stanza tutta per sé;
  4. Per un lessico al femminile / Dialoghi

intende lavorare su questo tema particolarmente delicato dell'educazione alla "diversità".
Da questo punto di vista, l'iniziativa sceglie come target di riferimento le giovani generazioni e le diverse Istituzioni educative: la scuola e l'Università, da un lato, il mondo dell'Associazionismo dall'altro. Ma non dimentica tutto il tessuto di competenze e saperi di cui si alimentano e i diversi livelli Istituzionali.
Fa da filo conduttore l' "inattesa fanciulla" degli stupendi versi di Emily Dickinson – una fanciulla che arriva – forse – troppo presto a "rinnovare" un mondo che ancora non conosce tutte le intrinseche potenzialità della "differenza".
La cultura occidentale – infatti - si è fondata e costruita su una razionalità ed un paradigma, che, nell'aprire l'orizzonte della To­talità, dell'Unità, della ripetizione, "ha reso sordi all'Altro", all'Alterità, alla differenza.
"L'apertura all'orizzonte della Tota­lità ha determinato la chiusura all'Altro" ha scritto Emmanuel Lévinas. E il "destino" dell'Oc­cidente (Abendland: terra della sera) è tutto dentro il venire-a compimento di questa idea di orizzonte come esclusione dell'Altro.
In un recente saggio dal significativo titolo: "I sette saperi necessari all'educazione del futuro", Edgar Morin si è soffermato - in un importante capitolo: "Insegnare la comprensione" - su questo fondamentale concetto etico: la comprensione.
In un mondo sempre più complesso, in cui si moltiplicano gli incontri e le relazioni tra persone, culture, popoli appartenenti a culture differenti, l'etica della comprensione degli altri richiede, da un lato, la coscienza della complessità umana, e, dall'altro, modalità di educazione e sviluppo del pensiero e degli atteggiamenti legati al (a) "ben pensare" - ossia al pensare che permette di apprendere, insieme, il testo e il contesto, l'essere e il suo ambiente, il locale e il globale, il multidimensionale; in breve, il complesso; (b) l'introspezione, vale a dire la pratica mentale dell'autoesame permanente di sé, poiché la comprensione delle nostre proprie debolezze o mancanze è la via per la comprensione di quelle altrui... siamo tutti essere fallibili, fragili, insufficienti, carenzati.... (abbiamo) tutti un reciproco bisogno di comprensione... che ci permette di riconoscere e di giudicare il nostro egocentrismo; (c) l'apertura soggettiva (simpatetica) agli altri ("Siamo aperti ad alcuni vicini privilegiati, ma restiamo per lo più chiusi agli altri. Il cinema, favorendo il pieno uso della nostra soggettività mediante la proiezione e l'identificazione, fa sì che simpatizziamo e comprendiamo coloro che ci sarebbero estranei o antipatici nella vita di tutti i giorni Chi ha ripugnanza per il vagabondo incontrato per strada, al cinema simpatizza di tutto cuore con il vagabondo Charlot. Mentre nella vita quotidiana siamo quasi indifferenti alle miserie fisiche e morali, nel leggere un romanzo o nel vedere un film proviamo compassione e commiserazione"); (d) l'interiorizzazione della tolleranza ("La vera tolleranza non è indifferenza alle idee o scetticismo generalizzato. Presuppone una convinzione, una fede, una scelta etica e nello stesso tempo l'accettazione del fatto che siano espresse idee, convinzioni, scelte contrarie alle nostre").
All'interno delle linee tracciate da Morin, si apre per noi l'interrogativo sulle forme e le modalità attraverso cui far crescere sempre di più una cultura dell'alterità e della differenza, tenendo conto che il "ben pensare" e la relazionalità, l'introspezione, la cura e l'apertura simpatetica agli altri nonché la tolleranza e la pazienza sono modalità che caratterizzano fortemente la natura stessa dell'esser-donna.