Canciòn Cantada. Suoni e parole di Spagna

Testi di Valentina Tramutola
Musiche di Federico Garcia Lorca e Manuel De Falla

Alessandra Maltempo, soprano
Donato Rigillo, chitarra
Carlotta Vitale di Gommalacca Teatro, voce recitante

La chitarra
fa piangere i sogni.
Il singhiozzo delle anime perdute
sfugge dalla sua bocca
rotonda.
E come la tarantola,
tesse una grande stella
per sorprendere sospiri,
che tremano nelle sua nera
cisterna di legno

Il grande scrittore Federico García Lorca prima di essere poeta fu musicista; studiò infatti pianoforte e composizione. Le città della sua infanzia, la natale Fuente Vaqueros e Granada, furono un luogo ricco di stimoli e di suggestioni legati all’universo dei suoni; attraverso i vicini, la servitù e la gente del popolo, visse il contatto più autentico con la musica della sua terra, in particolare con quella dell’Andalusia.

L’'incontro con il compositore Manuel de Falla, più grande di lui di oltre vent'anni e avvenuto nel 1920, fu decisivo: è infatti attraverso Falla che Federico rafforza quel rapporto con la musica popolare attraverso il filtro della musica colta, permettendogli di elevare a simboli poetici i contenuti della cultura iberica. Da questo momento in poi le sue poesie saranno anche delle canciones, i contenuti delle sue raccolte poetiche saranno sempre polarizzati su quel mondo, ispirati direttamente a un'idea di rappresentazione rituale dove musica e parola sono tutt'uno, come lo furono nella tragedia greca che del cante jondo (canto profondo), in qualche modo, è l'origine.

La scrittura poetica e musicale di Lorca è dunque una figura in movimento, che sfiora l'enigma di tutte le cose, in quanto è poesia "che va per le strade" e la cui trasmissione orale dall'India alla Spagna, nel XV secolo, ha seguito le orme delle migrazioni gitane popolandosi di sentimenti che hanno spesso fisionomie umane; come Siguiriya, la passione trascinante, che ha le sembianze di fanciulla bruna dal cuore d'argento.